Mentre proseguono massicci i bombardamenti russi anche sulla città orientale di Kharkiv, si sono conclusi, dopo quasi 6 ore, i colloqui tra Mosca e Kiev, avvenuti nella regione bielorussa di Gomel sulla frontiera con l’Ucraina. Attorno alle 17.30 italiane, le delegazioni sono ripartite per consultazioni nelle rispettive patrie prima di un secondo round dei negoziati che si terrà “nei prossimi giorni” al confine tra la Polonia e la Bielorussia.
L’invito dell’armata russa a lasciare Kiev viene interpretato come un bluff da molti ucraini, ma è stato colto al volo dai molti stranieri ancora presenti nella capitale che si sono messi in viaggio con ogni mezzo possibile per allontanarsi.
Per quanto al momento la città non sia circondata dalle forze armate di Mosca, che starebbe inviando migliaia uomini a supporto delle colonne meccanizzate che hanno incontrato una inattesa resistenza, diversi osservatori temono che l’invito a lasciare la proprie case sia il preludio a operazioni militari più aggressive e capillari.
Nelle lunghe ore di coprifuoco molti scantinati sono stati trasformati in fabbriche di armi rudimentali. In gran parte bottiglie incendiarie, ma vengono anche rimessi in funzione vecchi fucili, rivoltelle, armi che dovrebbero stare nei musei e che tornano in strada.
Intanto al Palazzo di Vetro di New York si è aperta la sessione straordinaria dell’Assemblea generale dell’Onu, sulla crisi ucraina. ‘I combattimenti in Ucraina devono finire ora” ha detto il segretario generale Guterres. “Stanno imperversando in tutto il Paese, dall’aria, dalla terra e dal mare. Basta. I soldati devono tornare alle loro caserme”. “I leader devono andare verso la pace. I civili devono essere protetti”, ha aggiunto, sottolineando che la minaccia nucleare russa “è uno sviluppo agghiacciante: l’idea di un conflitto nucleare è semplicemente inconcepibile, nulla può giustificare l’uso di armi nucleari”. In Europa, ha aggiunto il segretario generale delle Nazioni Unite ‘si rischia la peggiore crisi umanitaria e dei rifugiati degli ultimi decenni”.


